Daitarn 3: Anime ep3 Il Collezionista Traditore

INTRODUZIONE
Oggi torniamo al commento di Daitarn 3.
Si tratta della storica serie anime di casa Sunrise che nel 1978 riuscì a conquistare il mondo e successivamente ad ergersi come uno dei pilastri del genere mecha.
Durante il susseguirsi dei vari episodi (in totale sono 40 puntate), accompagneremo il brillante e fascinoso agente segreto Haran Banjo, nella sua lotta per la salvezza del pianeta.
Contro di lui ci sono i Meganoidi, una stirpe di robot perfettamente infiltrata nella società umana, che mira a sostiursi ad ogni essere umano del pianeta.
(Questo archetipo di trame, erano spesso usate come metafora dell’uniformazione e della perdita di originalità a cui ci sottopone la società)
Come sempre, fa bene ricordare il team di sviluppo costituito dal regista Yoshiyuki Tomino (coadiuvato dal collettivo noto con il nome di Hajime Yatate) Takeo Watanabe alle musiche e Kunio Okawara al Mecha Design.

(Alla fine trovate il link agli altri episodi)

COMINCIAMO
Prima scena, siano in mare aperto, è ormai notte e il vascello su cui veniamo trasportati è a molte miglia dalla costa più vicina.
La quiete della navigazione viene bruscamente interrotta da un gigantesca tempesca.
Un vero e proprio tornado finisce per dirigersi verso l’inerme equipaggio.

Grazie al fedele Garrison Tokida, scopriamo che questo non è altro che l’ultimo di una serie di sciagurati eventi.
Recentemente, molti altri veicoli hanno subito la stessa sorte.
Guarda te la “coincidenza“, tutti i macchianri scomparsi sono prototipi altamente tecnologici e rivoluzionari.
(Sappiamo bene che con i meganoidi in giro, non esistono le “coincidenze”)

Ora tocca a Beaty Tachibana.
Secondo Haran, il prossimo probabile bersaglio di questi misteriosi attacchi, dovrebbe essere il Velivolo Igram.
Il primo passo del piano è proprio quello di far infiltare la ragazza sul volo per tenere d’occhio la situazione dall’interno.

A supervisionare la cosa dalla distanza abbiamo Haran in sella al suo velivolo preferito.
Tempo zero e ogni minimo sospetto sul coinvolgimento o meno dei meganoidi viene fugato.
Parte così una prima battaglia aereatra le forze del bene e del male.
Queste ultime capitanate dal comandante Belmen (Benmer se preferite), il quale non sembra stare troppo simpatico ai suoi sottoposti, in particolare al suo braccio destro Gasman.

Visto come la situazione è precipitata velocemente e come i passeggeri sull’Igram abbiano iniziato a farsi prendere dal panico, a Banjo non rimane che una cosa da fare.
Trasfromarsi e iniziare a spaccare culi robotici.

Cosa curiosa, scopriamo che Belmen è un nerd delle figure da collezione.
Infatti, i suoi attacchi hanno come finalità ultima, quella di restringere i velivoli rubati e tramutarli in comunissimi modellini.
Che successivamente verranno comodamente esposti in una teca di cristallo per poter poi essere ammirati a piacimento.
Ovviamente, alla vista del Daitran3 il cuore del comandante non può che saltare un battito e canalizzare completamente l’attenzione del malvagio sovrano.

Poter catturare ed esporre il robot terrestre, sarebbe un piacere immenso ma prima bisogna sconfiggerlo.
(Più facile a dirsi che a farsi, anche perchè lo schizzato capitano lo vuole senza graffi e near mint)

Purtroppo questo secondo round vede vincitori i cattivoni, grazie alla sua nave volante pirata, (e agli ambigui tentacoli robotici) non solo Belmen riesce a recuperare l’Igram ma riesce anche a sconfiggere il nostro robot e a portarlo nel suo covo segreto.
(Tanto segreto non è, voglio dire, è una montagna gigantesca che si apre a metà, nessuno del luogo l’ha notata come cosa?)

Daitarn viene inchiodato sulla nave come una sorta di polena.
(Le polene, erano delle decorazioni che venivano messe sulla parte frontale nelle navi, spesso le avrete viste nei film di pirati, avevano lo scopo di mostrare ricchezza, portare buona fortuna e farsi riconoscere più facilmente. La cosa tragicomica è che queste costruzioni erano estremamente pesanti ed ingombranti, questo finiva per rendere la nave molto più instabile e difficilmente manovrabile con il mare mosso. In pratica ottenevano l’effetto contrario a quello di portare fortuna)

Ora l’unica speranza è Beauty.
(Mi ha fatto morire che come prima cosa, la ragtazza ha preso a calci un soldato che l’aveva trattata male, la adoro, non si fa mettere i piedi in testa neanche dai meganoidi)

Ogni tentativo di libertà da parte di Haran viene prontamente neutralizzato dalla minaccia di Belmen di ferire gli ostaggi umani.
(Il pezzo con le onde anti magnetiche è stato un pò stile vecchi film di Batman con lo spay anti-squalo)

Fortunatamente, la nostra spia dai fluenti capelli biondi, riesce a liberasi e distruggere il macchinario per la miniaturizzazione proprio un istante prima del punto di non ritorno.
La cosa non viene presa bene dal comandante meganoide, il qule decide di sfruttare appieno il suo potere e si trasforma nella sua versione megaborg.
(ve ne avevo già parlato più approfonditamente nella prima puntata, i megaborg sono le versioni giganti dei comandanti meganoidi e rappresentano un espediente narrativo molto utilizzato all’epoca, è anche una costante per il genere dei Tokusatsu stile Ultraman)

Inizia la battaglia, nella prima parte della puntata avevamo visto la spada ora invece tocca alla lancia perforante e ad un …. “missile pene“.
(Raga, lo so che “missile pene” non è migliore dei nomi ma gli si apre uno scompartimento proprio li e spara un razzo, come altro dovevo chiamarlo?)

Dopo che Reika e Toppi hanno messo in salvo gli ostaggi, Haran può liberare il potere del Daitarn e sconfiggere agilmente il suo avversario.
Questo segna una nuova vittoria per l’umanità e una nuova sconfitta per i meganoidi.
(Già che ci siamo, ci scappa anche un regalino per la cameretta di Toppi)

CONSIDERAZIONI
Scusate la lunghezza ma questa serie è sempre piena di chicche e curiosità, spero che la varie annotazioni che faccio, anche se fuori tema, vi possano interessare e far apprezzare meglio la puntata insieme.

Io adoro lo stile di questa serie e in generela dei combattimenti di quegli anni.
Una marea di armi, alcune strambe ma tutte fantasiose e simpatiche, i passi di lotta e la ritualizzazione con l’esagerazione delle tecniche che ricorda la gestualità del Teatro Kabuki.
(Si tratta di una storica forma di spettacolo Giapponese molto scenografica e fortemente radicata nella cultura nipponica, ve ne parlerò in un post dell’ AnketsuCultura)
Però, non posso che fare a meno di chiedermi come una serie del genere verrebbe recepita oggi.
Visto che siamo in piena epoca di meme, forse qualcuno, non abituato allo stile del tempo, potrebbe considerarla un po’ strana e ridicola.
Anche se, sono convinto che passato l’impatto iniziale, tutti possano godersi le avvenutre di Banjo.

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(non so scrivere, faccio un sacco di errori e
non pubblico nessuna recensione, commento roba e basta)

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